Tornando
all’animazione, Brad Brid ritrova i suoi supereroi dove li aveva lasciati 14
anni fa, a gestire famiglia e contrastare supernemici, cercando di armonizzare
una imperitura voglia di normalità con la necessità di combattere il male,
addirittura continuando la scena finale con la sconfitta di una simil-Talpa
(Marvel) a scapito di una buona porzione di città. Ne deriva il completo bando
dei superumani, non tanto diverso dall’imposizione dell’Atto di Registrazione alla
base della Guerra Civile delle tavole Marvel, poi divulgato dai film del MCU
come Accordo di Sokovia.
Non
è cambiato niente in questi anni e i protagonisti sono rimasti uguali perché,
come i Simpson in 20 anni, essendo
disegnati non sono mai invecchiati; né viene alterato lo stile retrofuturista
da Anni 60 (l’epoca della nascita degli eroi Marvel) del disegno e
dell’immaginario. È però la prospettiva di genere a mutare, con una prevalenza
della componente femminile in tutta la narrazione. Perché protagonista assoluta
diventa Elastigirl, chiamata a combattere una nemesi anch’essa femminile
(sebbene sotto mentite spoglie), mentre al marito toccano la casa e i figli,
con la conseguente e comica inadeguatezza per nei panni di padre, seppur
genuinamente amoroso. Ne deriva una parte di film da commedia romantica, tra i
film di Ginger Rogers e i telefilm della Strega
per amore Samantha (a cui l’accumuna l’estetica degli interni), con un uomo
sempre in difficoltà in ambito domestico e turbato da una certa invidia di
un’inattesa emancipazione della donna, impegnata nella generale ricodifica del
proprio ruolo. Oltre a Helen, eroina impegnata sul fronte supereroistico, è
nella superiorità femminile degli altri personaggi che si stringe una
solidarietà di genere tra donne narrativamente preminenti che offuscano i
comprimari maschili, con la super-modista Edna che si scopre pure un inedito côté materno, la supernemica Evelyn che
muove tutte le pedine, Violet, ragazzina invisibile con i primi turbamenti
amorosi che cerca di non terrorizzare con i superpoteri il compagno che le
piace, o l’Ambasciatrice, generico emissario della politica doppiato da
Isabella Rossellini e obiettivo principale dell’Ipnotizzaschermi.
Ma a
conquistarsi il primo piano nella prole superdotata è il figlioletto, fornito
di un sorprendente catalogo di superpoteri, ancora immaturi e ingestibili
perché amplificati fino a conseguenze imprevedibili e guidati soltanto dai
naturali bisogni di un infante. Dal tentativo di contenimento del pupo derivano
le scenette più efficacemente slapstick
della pellicola, sino alla compilazione di un manuale con l’elenco completo
delle dotazioni e i consigli per un loro uso più appropriato.
Dalla
DC Comics proviene l’antefatto della famiglia Deavor, miliardari che hanno
visto i loro genitori uccisi da un delinquente. Eppure non si sono trasformati
in Batman perché, se il fratello vuole aiutare i supereroi a rifarsi una nomea
con gli atout mediatici di cui può
disporre, la sorella sfrutta la stessa disponibilità economica e tecnologica
per distruggerne la reputazione travestendosi Ipnotizzaschermi a asservendo con
l’ipnosi chiunque le conceda gli occhi. I due fratelli rappresentano
un’evoluzione nello sdoppiamento dell’antagonista del primo film,
Sindrome/Buddy Pine, aspirante supereroe frustrato passato dall’ammirazione
all’odio per i beniamini e dotatosi, come un Tony Stark in miniatura, di
congegni tecnologici a supplire alla mancanza di naturali dotazioni.
Sebbene
poco aggiunga al primo film, di cui è naturale prosecuzione estetica e
narrativa tanto da rendere consigliabile il binge
watching delle due pellicole combinate, questo secondo capitolo,
tecnicamente ragguardevole e sempre ironico con i continui rimandi al mondo dei
fumetti e a un immaginario collettivo classico modellato su pellicole e serie
degli Anni 60, non sfigura rispetto all’originale, continuando quella poco
anodina ricerca della felicità e della normalità di una famiglia paradossale.
Ma
se si considera l’imponenza della componente femminile e che l’Ipnotizzaschermi
riesce a promuovere un messaggio eversivo e repressivo da ogni schermo
televisivo cercando di controllare le menti altrui, Gli Incredibili 2 sembra promanare un messaggio (per quanto velatamente)
antitrumpinao da risultare quasi rivoluzionario nei tristi tempi attuali e da
rendere il film, con il suo consueto e mansueto messaggio di equilibrio
familiare, doppiamente educativo.