Al
pari di Salt,
veicolo divistico action
al femminile per Angelina Jolie, Atomica
Bionda segna una
precisa rivendicazione di uguaglianza da parte di un'attrice di fama
mondiale come protagonista di film d'azione. Ma, come sempre, il
risultato finale dipende dalla scrittura cinematografica, non tanto
dalla preminenza di genere e, in questo caso - ma forse di più in
Salt -,
l'esito è positivo.
Il
trasformismo di Charlize Theron, spesso irriconoscibile da un ruolo
all'altro, trova in questa pellicola, dalla trama mirabolante su
ponti di spie e vendette private, con agenti doppiogiochisti sul
finire estremo della Guerra Fredda, mentre il Muro si sgretola e il
senso della contrapposizione viene meno, una perfetta e funzionale
espressione. Presente quasi in ogni inquadratura, la diva conserva
una recitazione e una presenza altera, esprimendosi al più con le
sfumature dello sguardo (e con abbondanza di primi piani), spesso in
modalità seduttiva: è una replicante appena uscita dalle atmosfere
al neon di Blade
Runner che si muove
al ritmo ipnotico del pop europeo degli Anni Ottanta.
Costruito
su geometrie visive glaciali e su iperboli narrative che si rifanno
ai Soliti Sospetti,
con costruzione in flash-back
e colpi di scena multipli, il film rimanda volutamente ai Bond con un
operativo inglese efficace, letale e sofisticato, capace di indossare
vestiti e nudità con la medesima nonchalance,
sempre affascinante e irresistibile (con entrambi i sessi, però,
anche se una battuta di Skyfall
lascia planare una velata ambiguità anche su 007). Aggiornando la
messinscena ai moderni registri spionistici, dai Bourne ai più
recenti Bond con Craig, le scene d'azione sono inquadrate da vicino,
con efficacia grafica, con l'aggiunta di un coinvolgimento quasi
diretto per lo spettatore che si trova, attraverso lo sguardo della
mdp, quasi al centro dell'azione in sequenze di estenuante lunghezza,
volutamente proporzionale alla resa fisica delle botte. Benché
tumefatta e sanguinante, la spia della Theron rimane perennemente
elegante, con mise
molto meno volgari della moda dell'epoca e quasi tutte giocate sulle
gradazioni tra il nero e il bianco (ad indicare un cromatismo di
contrasti che si stemperata e confonde nel grigio), mentre i colori
forti abbondano sullo sfondo.
La
regia di Leitch rimanda volutamente al suo precedente John
Wick, un revenge
movie stilizzato e
ironico con un Keanu Reeves limitato alla pura efficacia
dell'esecuzione di uno scopo senza fardelli psicologici o morali come
si addice ad un sicario (sebbene prepensionato). Se l'impianto visivo
rimane inalterato così come l'esasperazione dell'azione verso
livelli fumettistici (Atomica
Bionda è
effettivamente derivato da una graphic
novel), pur con il
filtro cromatico e musicale degli Anni 80, Theron suggerisce qui
maggiori varietà tonali al personaggio, in linea anche con il suo
ruolo di spia con tutte le ambiguità derivanti, senza pregiudicarne
l'efficacia nell'azione o minare la credibilità complessiva
dell'impianto produttivo con una donna protagonista di un genere a
prevalenza maschile. Anzi, la sceneggiatura si diverte e giocare con
i cliché
e a ribaltarli in un erotismo diffuso (ma non esplicito se non nella
bisessualità spensierata), e a fare del personaggio principale
l'unico perno di bellezza e luminosità in uno squallore ambientale
esteso e pervasivo.
Ritmato
dalle canzoni e dall'ironia soffusa dei rimandi e delle geometrie
delle inquadrature, Atomica
Bionda si conferma
una dimostrazione di capacità produttiva e attoriale per Charlize
Theron, con un atteggiamento di spensieratezza registica e cura della
superficie alla Ritchie (Operazione
U.N.C.L.E.) ma con,
in più, la ricerca della massima efficacia immersiva nell'azione (da
cui però deriva anche una certa stanchezza nei passaggi solamente
dialogati), in un post-modernismo consapevole ma indifferente ad ogni
singolarità autoriale.