martedì 3 aprile 2007

Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi di Brad Silberling

Gli attori americani tendono a recitare con tutto il corpo e lavorando sulle sfumature, su piccole sottolineature. Jim Carrey, essendo canadese, probabilmente segue un'altra scuola, recita sì con tutto il corpo ma caricando ogni gesto sino all'inverosimile, o all'insopportabile.
Probabilmente però era proprio l'interprete ideale per il conte Olaf, il cattivissimo di Una serie di sfortunati eventi. È il maligno guitto che vuole a tutti i costi sopprimere i tre tristi orfanelli Baudelaire per depredarli dell'eredità (è il loro zio) e si scatena in fantasiosi travestimenti per uccidere qualunque altro parente cerchi di avvicinarli.
In un tempo imprecisato e totalmente fantastico, con adattamenti retrò di invenzioni moderne, il film usa tutto il cast tecnico di Sleepy Hollow di Tim Burton (fotografia, costumi, ecc.), sfrutta le acrobazie di Carrey, la situazione al limite del melodramma degli orfanelli, ma la butta sul comico cercando il grottesco. Mentre la voce fuori campo si affanna ad assicurare che siamo al limite dell'orrore, che non ci sarà mai un lieto fine per i tre sfigati piccini.
Ma i tre fratellini Baudelaire sono dotati di doti particolari e le loro qualità combinate riescono a trarli sempre d'impaccio: la primogenita Violet è un inventore, il fratello Klaus un tuttologo, un lettore onnivoro esperto in qualunque disciplina, la più piccola Sunny, che comunica solo con incomprensibili monosillabi, è dotata di ottimi dentini da latte con cui morde qualsiasi cosa.
Il film scorre però senza mordente, si sforza di convincere eppure non inventa molto, vuole combinare diversi temi ma non approfondisce nulla, cerca insomma di essere come i tre fratellini, ma alla fine somiglia di più solo a Jim Carrey, che a forza di strafare stanca e nessuno cade nell'inganno dei suoi travestimenti.

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